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17
GIU
2017

IA – intelligenza artificiale nel business

Con Intelligenza Artificiale (AI) si indica un sistema tecnologico – solitamente un computer – che è in grado di compiere azioni e ragionamenti che sono propri dell’intelligenza umana. Solo un decennio fa uno scenario come questo sarebbe sembrato fantascientifico, eppure, grazie agli sviluppi tecnologici, oggi l’AI viene impiegata quotidianamente da grandi aziende per la gestione e lo sviluppo del proprio business.

Coca Cola. La multinazionale produttrice di una delle bevande più consumate al mondo sfrutta già da qualche anno le potenzialità dell’AI per aumentare l’engagement e la brand recognition. Qualche tempo fa, ad esempio, l’azienda ha chiesto ai propri clienti di inviare una foto che li ritraeva con una delle inconfondibili bottiglie di Coca Cola. Un’applicazione sviluppata da Microsoft Cortana Intelligence Suite and Cognitive Service – suite di strumenti di intelligenza artificiale di Microsoft – scansionava i dati contenuti nell’immagine riferendo ai clienti l’età della bottiglia e permettendo loro di condividere la propria esperienza con i propri contatti online.

Hej! Quest’agenzia creativa italiana ha sfruttato l’intelligenza artificiale per fornire alle aziende dei chat bot – ossia programmi capaci di condurre una conversazione con esseri umani – in grado di assistere i clienti adottando il tone of voice e la personalità propria del singolo brand. Oltre ad essere ottimi strumenti di Consumer Relationship Management, questi bot sono in grado di registrare informazioni preziose – ad esempio sugli interessi e le preferenze dei consumatori – che l’azienda può impiegare per prendere importanti decisioni per il proprio business.

BMW. La casa automobilistica tedesca ha usato l’AI per fornire ai propri abbonati uno strumento che consente di pianificare meglio i propri viaggi. Il tool registra date, programmi, preferenze, ricorda agli automobilisti quando partire e fornisce loro tutte le informazioni necessarie per raggiungere la meta.

Adidas. l’azienda tedesca specializzata nella produzione di abbigliamento sportivo ha utilizzato la tecnologia ARAMIS per misurare i movimenti dei piedi degli atleti e per creare una scarpa da corsa totalmente personalizzata. La Futurecraft M.F.G. – questo il nome della futuristica scarpa da running – è stata poi realizzata nella SpeedFactory di Adidas, un impianto di produzione altamente automatizzato in cui viene impiegata l’intelligenza robotica.

I casi appena descritti sono solo alcuni esempi che dimostrano come l’intelligenza artificiale sia una grande risorsa per le aziende, che sempre di più nel futuro troveranno modi costantemente nuovi per sfruttarne a pieno le potenzialità.

Dopo aver costruito i big data, sviluppato analytics real-time e on-demand che poggiano su cloud, l’intelligenza artificiale (AI) consente di creare applicazioni dalle infinite possibilità e con conseguenze difficili da prevedere. Potenza e storage sono le condizioni necessarie, però da sole non bastano. Ci vuole anche una data strategy efficace per fare circolare i dati, renderli accessibili e utilizzabili da tutti con le metodologie e progettualità giust. L’IT deve fare sempre i conti con le strategie che cambiano. E l’infrastruttura deve essere agile, in quanto fattore abilitante, altro che commodity.

Il piano di Industria 4.0 prevede misure di incentivazione fiscale degli investimenti su tutti i “nove pilastri” della quarta rivoluzione industriale, compresa “l’adozione di macchine intelligenti, interconnesse e collegate a Internet”.

Il mondo delle imprese è alla soglia di un cambiamento tanto profondo da essere chiamato ‘quarta rivoluzione industriale‘. Un cambiamento che travolge prodotti, servizi e metodologie produttive, e ha al cuore una rottura tecnologica senza precedenti: la fusione tra mondo reale degli impianti industriali e mondo virtuale della cosiddetta Internet of Things, un sistema integrato di dispositivi intercomunicanti e intelligenti che mette in contatto, attraverso la rete, oggetti, persone e luoghi. Secondo i teorici di questo paradigma, che è anche un manifesto culturale, in un futuro ormai prossimo la facoltà di comunicazione tra le macchine, nelle fabbriche, apporterà alle linee di produzione la capacità autodiagnostica di rilevare gli errori e correggerli. La flessibilità dagli impianti sarà tale da personalizzare i prodotti in funzione del singolo cliente. I robot lavoreranno a contatto con l’uomo e da esso apprenderanno in modo naturale. Il flusso di lavoro potrà essere riprodotto in modo virtuale, dunque prima di approntarlo fisicamente in officina, per verificarne il comportamento in astratto e potenziarne le performance. La fabbrica saprà approvvigionarsi di energia senza sprechi e al minor costo possibile, in una parola sarà smart.

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