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15
AGO
2015

Le aziende italiane e l’e-commerce: vi investe solo una su tre

Circa 200 aziende italiane sotto la lente di ingrandimento per capire come il commercio elettronico sia considerato a tutti gli effetti una risorsa oggi e quanto lo potrà essere in prospettiva futura. Dalla ricerca presentata a Milano da Business International emerge innanzitutto come solo il 29% delle imprese investa in un negozio elettronico. Per contro, il web è il secondo canale di vendita più sfruttato.

Contraddizione che sintetizza perfettamente un rapporto fra imprese ed e-commerce fatto di luci e ombre. Fra le prime c’è l’assunzione del canale telematico a strumento ideale, dopo il negozio fisico, per fare business: se lo scaffale rimane nettamente il mezzo più utilizzato dal 74% del campione esaminato, il web raccoglie infatti il 58% delle preferenze e interessanti sono le percentuali che riguardano i social network (12%) e il mobile (9%).

Passando alle note dolenti, oltre al risicato numero di aziende già attive con un proprio e-shop, spicca quello del 34% di aziende – fra quelle non ancora dotate di un punto vendita elettronico – che dichiara di non aver intenzione di realizzarne ed utilizzarne uno in futuro. Il 37%, per contro, ha confermato di implementarlo ma non prima di tre anni.

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Perchè tante aziende nostrane sono così poco attratte dal commercio elettronico? Una ragione del mancato utilizzo, che interessa l’82% del campione di “never users”, risiede nel fatto di non trovarlo adatto e utile alla propria tipologia di business. Una scarsa fiducia nel mezzo, si legge nello studio, imputabile in molti casi a una scarsa conoscenza, da parte delle aziende stesse, delle potenzialità e degli ambiti di applicazione dell’e-commerce e dalla poca propensione a confrontarsi con “benchmark” internazionali.

Chi invece nell’e-commerce ha dichiarato di crederci (anche se non da subito), vede nella possibilità di raggiungere particolari target di mercato la motivazione principale all’adozione (citata nell’80% dei casi), mettendola davanti a fattori quali la diminuzione dei costi di struttura, promozione e rappresentanza. Il web come canale di sbocco aggiuntivo a quello tradizionale è del resto un aspetto evidenziato anche da chi ha già scommesso nel commercio elettronico: più precisamente il 67% cita come beneficio chiave il raggiungimento di particolari target di mercato, rispetto a un 62% che punta sulla riduzione dei costi di struttura e di vendita.

Tra i principali ostacoli citati dalle aziende già attive online c’è invece la difficoltà a raggiungere soddisfacenti tassi di conversione dei visitatori in clienti, legata soprattutto allo scetticismo dei consumatori verso forme di pagamento, garanzie di qualità sul prodotto, spedizioni e assistenza post-vendita. L’acquisto a distanza, privato della possibilità di “toccare con mano” il prodotto, è per le imprese italiane ancora una barriera non indifferente da abbattere.

Un ultimo dato, infine, soppesa l’incidenza delle attività di commercio elettronico in relazione a quelle complessive dell’azienda: ebbene per il 60% delle aziende intervistate, il fatturato proveniente dalle vendite online è inferiore al 10% del totale.

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